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Continua la campagna acquisti di francese di Campari Group, che ha annunciato oggi la firma di un accordo con Diageo per l’acquisizione del marchio Picon e delle relative attività. Picon è un aperitivo dolceamaro tradizionale francese, leader nel mercato degli aperitivi con un gusto di arancia unico nel suo genere, tanta storia e blasone. Creato nel 1837 da Gaétan Picon, si tratta di un preparato da una base di erbe e arance fresche, poi essiccate, al momento è disponibile in due versioni: Amer Picon Club, liquore a base di arance dal sapore dolceamaro, utilizzato in cocktail oppure miscelato con il vino, e Amer Picon Bière, da miscelare con la birra.

La storia ha inizio a Sorrento, dove il bis nonno Luigi abitava. Ogni anno, durante il mese di settembre, si rintanava nella baracca sul retro a produrre le sue scorte di amaro. Gli ingredienti che componevano le basi della ricetta erano semplici: rami di rosmarino e scorze di limoni appena colti ne costituivano il corpo. Il primo dalle note di pino e fiori, le seconde dal carattere fresco e delicato. E infine, l’ingrediente segreto: una miscela segreta di erbe della costa. Molti anni dopo Daniel Scognamiglio, il pronipote di Luigi, decide di onorare l’antica ricetta di famiglia creando Fragrante Amaro insolito.

C’è tutta la fantasia e lo spirito del made in Italy nella galassia dei bitter, un prodotto che non passa mai di moda, un grande classico sempre più al centro dell’arte della miscelazione. Una sinfonia dei bitter come il celebre singolo del gruppo musicale britannico “The Verve”, Bitter Sweet Symphony pubblicato nel ‘97 nell’album Urban Hymns. Una canzone famosissima con il suo sottofondo di archi e un testo strong, grazie anche al video cult con il cantante Richard Ashcroft che cammina lungo un marciapiede della strada londinese Hoxton Street senza mai spostarsi o fermarsi, tirando dritto cantando “No change, I can’t change, I can’t change”.

Un uomo in bicicletta, durante gli orrori della guerra nel 1943, faceva su e giù in una valle a ridosso del Garda. In mente un futuro migliore, in tasca una fiaschetta da consegnare ai soldati malati, nell’ospedale in cui lavorava. È solo uno dei capitoli scritti dalla famiglia Foletto e dall’omonimo laboratorio, che dal 1850 crea prodotti dalla fortissima identità, ed è appena entrato nel portfolio di Ghilardi Selezioni.

Anima e Corey. Partiamo dai titoli di coda. Questa volta il finale è dolce, non amaro. La vittoria della settima edizione della Campari Barman Competiton è andata a Corey Squarzoni. Trama mai scontata, Corey diventa il settimo re di Roma e della Campari Barman Competition. Nella città eterna si compie l’ultimo atto di un film durato mesi. La grande bellezza, un copione fatto delle 1.400 ricette inviate, le tappe di qualificazione come dei casting. La semifinale a Cinecittà, si respira aria di cinema e di Campari. Quella red passion in grado di contagiare chiunque, perché la Campari Barman Competition prima di tutto è un affare di passione e di famiglia, per celebrare il marchio per eccellenza del mondo del bar italiano, da sempre attento alla formazione dei giovani bartender con la sua Campari Academy.

Il miglior bitter al mondo parla toscano. Nella recente edizione dell’International Spirits Award 2019 ha trionfato “Bitter Amaranto”, fiore all’occhiello dell’ormai celebre liquorificio con sede a Livorno, il “Re dei Re”. Una medaglia d’oro meritata e non certo casuale, che dietro a sé ha una lunga storia fatta di passione, qualità e genuinità, con un fondamento di base: la famiglia. Beverfood.com se l’è fatta raccontare in esclusiva proprio dal mastro-distillatore, fondatore e proprietario dell’opificio,…

Non ho nessun dubbio nell’affermare che i Bartender e gli Chef sono due figure professionali paritetiche che si muovono semplicemente su stati della materia differenti. Ma mi è capitato in vita mia di parlare con amanti dell’alta cucina che sostengono che non è così, e l’argomentazione che spesso mi viene proposta è che gli chef sono creatori, nel senso che trasformano quello che gli passa tra le mani, mentre i bartender sono degli assemblatori, che si limitano a sommare le parti senza aver influito sulla materia prima. Ogni volta che mi viene proposta questa tematica, la mia risposta ha nome e cognome: Fred Jerbis.

Nei primi nove mesi del 2014, le vendite nette del Gruppo sono state pari a € 1,060.5 milioni, in aumento del +0,8%, attribuibile a una variazione organica positiva pari al +3,1%, un effetto cambi pari al -5,1%, dovuto alla svalutazione della maggior parte delle valute funzionali delle società del Gruppo, e un effetto perimetro pari al +2,8%, attribuibile all’effetto netto di acquisizioni e accordi distributivi. Il margine di contribuzione è stato € 391,8milioni, in calo del -0,2%(+2,5% variazione organica) e pari al 36,9% delle vendite.. L’EBIT è stato € 160,3 milioni, in diminuzione di -17,3% e pari al 15,1% delle vendite. L’utile prima delle imposte è stato di € 116,9 milioni, in diminuzione del -21,8%, principalmente per effetto dei proventi e oneri non ricorrenti negativi. Al 30 settembre 2014 l’indebitamento finanziario netto è pari a € 1.035,0 milioni (€ 852,8 milioni al 31 dicembre 2013), dopo un investimento complessivo nelle acquisizioni di Forty Creek Distillery Ltd. e Gruppo Averna, perfezionate a giugno 2014, di complessivi € 237,3 milioni e il pagamento del dividendo, pari a € 46,1 milioni.