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“Ragazzi, guardate cosa vi state perdendo!” Questo il messaggio di Sara Piovano a Beverfood in rosa, 25 anni piemontese DOC, ha iniziato a sentire il bisogno di comunicare il mondo del vino ai suoi coetanei in maniera diversa. Fuori dai soliti schemi, utilizzando la stessa lingua della generazione millenials, quella dei social, utilizzati per una comunicazione diretta e come vetrina per la sua wine experience.

Si sta imponendo sulla scena come volto giovane nella comunicazione legata al vino, con numeri importanti e in crescita a livello di interazioni e coperture con i suoi post fatti su Instagram, attirando anche le aziende vinicole con cui ha sviluppato lavori di branding e posizionamento social. Collaborazioni con realtà che ritiene affini alla sua filosofia, assoluto rigore per le tradizioni e massima qualità dei prodotti.

Progetti e piani editoriali, tour enogastronomici, degustazioni e consulenze nel mondo della ristorazione, riduttivo definirla una semplice wine infleuncer, Sara è costantemente alla ricerca delle chicche che offre il territorio italiano, considerando il vino e tutto quello che gli gira attorno come emozione. Da tre anni è diventato il suo mondo, grazie a un entusiasmo contagioso difficile da frenare, tanto che dopo un anno dal suo inizio ha lasciato il suo lavoro d’ufficio per dedicarsi al 100% a questo settore con un solo obiettivo, diffondere sempre di più la cultura del vino nel mondo dei giovani.

-Quando ti sei avvicinata al mondo del vino?

Tre anni fa ho iniziato a farmi delle domande, ho iniziato ad inoltrarmi in un circolo vizioso che ho capito solo più tardi che non avrebbe mai avuto fine. Forse perché annoiata dai soliti argomenti, forse per la passione che ho sempre avuto per il buon cibo e per il bere bene, ho deciso di iniziare ad approfondire il mondo del vino inesplorato dalla maggior parte dei miei coetanei. Mi sono accorta ben presto che era un tema che potevo affrontare solo con persone molto più grandi di me e lasciandomi trasportare dalla curiosità e voglia di conoscenza ho deciso di iscrivermi ai corsi AIS di Torino. Diventare sommelier mi ha permesso di imparare ad utilizzare i famosi “tecnicismi”, necessari per potersi confrontare con gli esperti del settore. Ho capito subito che questo sarebbe diventato il mio pane quotidiano e le visite in cantina, gli incontri con i produttori, le degustazioni, gli appuntamenti con le persone del settore sono diventate la mia priorità. I social sono stati fondamentali per avere una comunicazione diretta e con un forte grip per suscitare interesse nei giovani. Mi hanno permesso di mettere in contatto persone del settore e creare nuovi appassionati, non mi sono mai posta l’obiettivo di avere un alto numero di followers ma piuttosto pochi e selezionatissimi per sapere a che pubblico sto parlando e specialmente per creare delle interazioni vere, online ma specialmente offline. 

– Com’è cambiata la figura della donna nel vino?

Le donne stanno prendendo posizioni sempre più importanti e determinanti per il futuro del vino. A partire dal lavoro in azienda, dove una volta la donna non veniva considerata per la sua gracilità fisica, ma ad oggi le cose sono cambiate. Le ragazze hanno dimostrato di saper prendere in mano le redini di cantine tramandate dai padri o addirittura crearne di nuove. Hanno saputo organizzare gli eventi più importanti del settore vinicolo, coordinano manifestazioni, consorzi, le donne oggi sono sommelier, giornaliste, promotrici e le prime a fare da portavoce di questo mondo che inizialmente era molto maschilista.

– Il ruolo della donna nel futuro nel vino?  

La donna può avere qualsiasi ruolo voglia, così come l’uomo. Il vino è cultura e sulla cultura non esiste una distinzione dei sessi. E’ altresì vero che il carattere in questo settore non deve mancare. Determinazione, curiosità, testardaggine sono chiavi fondamentali per non essere schiacciate dal maschilismo che ancora oggi si sente nell’aria. Probabilmente sono un po’ di parte ma la finezza del palato di una donna, l’eleganza, la dinamicità verso le diverse attività, i modi gentili di diffondere questa cultura sono tutte qualità che danno alle donne una marcia in più. Anche nella comunicazione siamo brave a incuriosire sull’argomento vino e capaci di raccontarlo al meglio con un approccio più facile, quello che mancava.

 

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Rubrica Beverfood in rosa

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