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In un settore a lungo dominato, e spesso ancora saldamente gestito da uomini, si fa strada da qualche anno una voce femminile autoritaria e di qualità. Bevande Futuriste è sinonimo di grazia, classe, gusto, colore: sinonimo di donna in senso delicato e al tempo stesso di carattere. Sono queste le righe su cui scrive la propria storia l’azienda fondata da Elena Ceschelli ormai sei anni fa.

Elena Ceschelli

Classe ‘80, laureata in Relazioni Pubbliche (vecchio ordinamento) alla IULM di Milano. Esperta in psicologia dei consumi. Da sempre appassionata del settore food & beverage, Elena ha curato l’organizzazione di eventi e la comunicazione d’impresa per aziende importanti del Nordest, quali Canella Spa, Diadora, Geox, Confindustria Venezia e Treviso. Nel 2014 fonda, insieme ad altri due soci, la Bevande Futuriste Srl, società che produce e commercializza bevande naturali e biologiche per il settore HORECA. I prodotti nascono da una ricerca di mercato dei consumi fuori casa della donna di oggi, moderna e futurista da lei condotta. Oggi è Direttore Marketing e Comunicazione di Bevande Futuriste, una realtà fortemente improntata alla femminilità, sia per composizione del team che per filosofia.

-Come ti sei avvicinata al settore del beverage?

Grazie alla cultura e all’educazione trasferita da mio padre fin dalla giovane età. Fin da piccola ho frequentato i migliori ristoranti e locali dove mi è stata insegnata la ricerca della qualità in ogni cosa, dal cibo al vino. Questa passione poi è diventata una professione, iniziando come consulente di pubbliche relazioni in un ristorante autorevole nel 2005 (a 25 anni di età), la famosa trattoria “Dall’Amelia” di Mestre, dove ho organizzato serate enogastronomiche a tema coinvolgendo chef internazionali come Ferran Adrià, e curavo il famoso premio culturale “Premio Amelia”, dove venivano coinvolte tutte le riviste specializzate e le guide più celebri (Gambero Rosso, Michelin) e i giornalisti (come Paolo Marchi – autore di “Identità Golose” – e Bruno Gambarotta – autore de “Il codice gianduiotto”).

-Com’è cambiata la figura della donna nel settore, magari da quando hai iniziato o da informazioni che ti sono state raccontate?

La figura della donna ha acquisito sempre più rispetto e valore nel corso degli anni, soprattutto nel mondo del vino, ma quello del beverage rimane sempre un mondo “maschile” dove bisogna sempre più fare sistema tra donne per occupare ruoli di potere.

-Come pensi si evolverà ruolo della donna nel futuro dell’industria del beverage?

Le donne nel beverage purtroppo non sono tante. Mi auguro che la voglia di emergere e portare avanti valori al femminile continui e che la donna non si stanchi di combattere e di appoggiare altre donne. Io faccio anche parte della Fondazione Bellisario che si pone proprio questo obiettivo.

-Come descriveresti l’esperienza di un team tutto al femminile come il vostro?

Come tutte le cose belle e di sostanza non è assolutamente facile costruire un team tutto al femminile. Ritengo che la donna oltre alla bellezza esteriore abbia una forza dirompente e di concretezza strategica, soprattutto in ruoli commerciali. È molto importante per me che l’azienda si mantenga al femminile, anche perché è nata elogiando la bellezza, che per noi è donna. Tutti i nostri prodotti racchiudono una femminilità spiccata e parlano a uomini che amano la donna.

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