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La passione, alla fine, è una goccia. Un cuneo, una virgola che ci aggancia e resta là. Basta calpestarne il sassolino da bambini, aiutati dal calore di un familiari magari, e ci si segna per la vita. Fino a diventare pionieri rivoluzionari, in un certo senso, di quella passione: Marianna Di Leo ha cominciato a girovagare ai piedi di un bancone da piccolissima, al bar del padre. E oggi è una delle prime e più riconosciute bartender d’Italia, e ha raccontato la sua storia per Beverfood in Rosa.

Marianna Di Leo per Espolòn

Marianna muove i primi passi nel mondo del bar già da bambina, quando intralcia il lavoro del papà nel bar di famiglia. La passione è fortissima, ma il percorso di studi prosegue e prende pieghe diverse: lingue al liceo ed economia all’università. Nel frattempo i weekend trascorrono al lavoro in un locale estivo della sua Salerno, a stretto contatto con Luca Casale, oggi responsabile della Campari Academy, con cui inizia a sviluppare progetti come una scuola di bartending e numerose collaborazioni su tutto il territorio italiano. Nel 2015 partecipa e vince “Mixologist”, contest di casa Campari che le permette di conoscere Flavio Angiolillo, segnando il suo trasferimento a Milano. Il primo ingresso è al bancone del “Barba”, prima di entrare a far parte della grande famiglia del MaG Cafè, dove “tra immense soddisfazioni e tanta fatica ho lavorato quattro anni”. Lo scorso anno Marianna ha curato un progetto di masterclass con tequila Espolòn in giro per l’Italia, che le ha permesso di trasmettere la sua passione per il tequila.

Come ti sei avvicinata al settore del beverage?

Sicuramente grazie a mio padre che mi ha sempre coinvolto nelle sue attività fin da piccola e grazie al mio amico Luca che mi ha mostrato quanto è facile innamorarsi di questo mondo.

Com’è cambiata la figura della donna nel settore?


Quando ho iniziato, circa 12 anni fa, a Salerno ero praticamente l’unica donna del settore e la cosa è stata in un certo senso un vantaggio, tutti cercavano barlady. Col passare degli anni le ragazze al banco bar sono aumentate, ma non c’era ancora molta professionalità. Per fortuna lo scenario oggi è totalmente diverso. C’è molto più impegno, ricerca, studio e passione. Le donne si sono rese conto che per arrivare in alto in un mondo in cui gli uomini sono in maggioranza non bastano tacchi e rossetto ma c’è bisogno di forza, obiettivi, perseveranza e tanto studio. Ada Coleman ci ha tramandato tanto e sono veramente felice oggi di conoscere sempre più donne al comando di importanti realtà o che sono parte determinante del successo di locali di prestigio.

Come pensi si evolverà nel futuro il ruolo della donna nel beverage?

Il futuro è già oggi, le donne come gli uomini sono perfettamente in linea con l’evoluzione della professione stessa. Il bartending si reinventa e con esso anche le professioniste. Non a caso sempre più colleghe scelgono di formarsi e di interpretare il bar con un personale punto di vista: e così che ci troviamo ad essere bartender, mogli, imprenditrici, mamme e donne, talvolta tutto insieme.

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Rubrica Beverfood in rosa

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