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Lorenzo Dabove (in arte Kuaska), il più grande esperto di birre artigianali in Italia, ha condotto per conto di Beverfood.com un’ampia panoramica sui microbirrifici emergenti in Italia dal 2008 al 2018, intervistando i titolari/fondatori di ciascun Birrificio. Questo articolo è dedicato a Birra Tarì di Modica (RG) con una intervista ai fondatori Luca Modica e Fabio Bianco ( www.birratari.it )

 

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Nel 2010, due appassionatissimi homebrewer siciliani, Luca Modica e Fabio Bianco hanno fondato a Modica, nel ragusano, il loro birrificio, dapprima chiamato Rocca dei Conti ed ora ribattezzato Tarì, dal nome di un’antica moneta d’oro siciliana risalente prima dell’anno 1000. Consapevoli dell’importanza di alcuni fattori decisivi per aver successo come la capacità imprenditoriale e la costanza delle proprie birre, hanno gradatamente ampliato la produzione e raggiunto un livello qualitativo davvero ragguardevole.

Come e perché avete iniziato la vostra avventura.

Nella mia vecchia professione, appena laureato in ingegneria informatica, ho lavorato nei pressi di Pavia (correva l’anno 2005). Un mio collega (doppio collega per l’automazione e la birra) stava aprendo un brewpub. Assaggiavo le sue giovanissime birre e seguivo i lavori del locale/produzione, piuttosto che prendere un aereo e tornare il weekend in Sicilia… Da lì la passione per la birra artigianale. Nel 2009 con Fabio, mio cognato e architetto, iniziamo il progetto Birra Tarì.

Quali birre/birrai/birrifici, sia italiani che stranieri, sono stati la vostra fonte d’ispirazione?

Sicuramente uno dei primissimi birrifici, se non il primo, è stato quello dei ragazzi di Via 32 dei birrai. Accoglienza, condivisione e soprattutto entusiasmo. Ci è piaciuto il loro rigore, la pulizia e trasparenza (Signoroni dice che lo si vede anche nelle birre che facciamo a tal punto che spesso ci mette in abbinamento insieme). Teo Musso non dovremmo neanche nominarlo. Saremmo bugiardi noi tutti piccoli birraioli a negare il fatto che sicuramente le cose sarebbero andate diversamente.

Teo non solo risulta un riferimento ma è anche disponibile e aperto al confronto. In passato è capitato che ci siamo confrontati su aspetti tecnici e anche di strategie e ci ha dato ottimi consigli.
Soprattutto nei primi anni con Fabio abbiamo viaggiato tanto, considerando che in Sicilia nel 2009/2010 non c’era tanto. Da Mastri Birrai Umbri a Grado Plato (la moglie di Siracusa, motivo per cui usa le carrube per la sua Chocarrubica), Birradamare, Birrificio Italiano… oltre a publican come Manuele Colonna che ci ha regalato, insieme a Leonardo, la possibilità di essere con la nostra birra nel loro locale (la nostra English amber ale poi medaglia d’oro 2017 a Rimini… loro ci aveva visto bene).

 

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Infine c’è un certo Lorenzo Dabove, un energizzante naturale. Lui non lo sa, ma penso che, come noi, anche altri hanno momenti di sconforto o semplicemente le idee confuse, ma basta incontrarlo e le cose risultano più semplici da affrontare. Tenere lontano dalla portata dei ragazzi… altrimenti ci ritroviamo più birraioli che bevitori.

L’incontro con tutti loro è anche il risultato di quello che oggi è Birra Tarì.

Differenze, nel bene e nel male, tra l’epoca della vostra partenza e quella attuale con particolare riferimento all’aria che tirava e che tira oggi.

Non penso siano cambiate molto le cose; vedo sempre ragazzi con la voglia di fare birra. Chi sbaglia e chi indovina, chi fa bene e chi fa male, proprio come abbiamo fatto noi e tanti altri. L’unica vera differenza e che tutto il nostro tam-tam ha stuzzicato l’appetito dell’industria della birra. Ce la siamo andata a cercare… dobbiamo rispondere con le no- stre forze e le nostre birre.

Avete qualche sassolino nelle scarpe?

Direi di no a parte voler fare di più… ma abbiamo scelto anche di far meglio prima che far tanto. Semplicemente una scelta che ancora oggi confermiamo sia stata quella giusta, almeno per noi.

Cosa vi fa andare avanti e quali sono le prospettive future?

Il mutuo… scherzo.
Anche quello insieme al fatto che oggi siamo in 6, e a breve 7 e quindi cresce anche il livello di responsabilità. Questo è l’aspetto più antipatico. Poi ci sono gli incontri con tante persone da cui prendiamo spunto e nuove energie, oltre alla semplice voglia di rimettersi sempre in gioco e migliorarsi.

Una battuta per concludere: “Quale birra avreste voluto creare voi e che invidiate ai vostri colleghi, sia italiani che stranieri?”.

Onestamente, a parte qualche Xyauyù (Kentukcy in particolare), siamo molto contenti delle nostre birre. Ci sarebbe anche qualche pilsner e sulla nostra stiamo lavorando tanto, sull’acqua in particolare, per migliorarla. In generale ci piacerebbe, come alcuni nostri colleghi/amici del nord, poterci approvvigionare di luppoli freschi, ma da qui è un pò complicato.

+Info: www.birratari.it

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Rubrica Birrifici Emergenti 2008-2018 by Kuaska

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