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IWSR Drinks Market Analysis ha pubblicato i dati preliminari per il 2022 relativi all’intero settore dell’industria delle bevande alcoliche per Stati Uniti, da cui emerge che tutte le principali categorie – birra, sidro, vino, liquori e distillati e alcolici RTD (Ready-to-Drink) – hanno registrato una crescita nei segmenti di prezzo premium e superiori.

Campari Group non si ferma e punta forte sul bourbon, con l’annuncio di avere concluso un accordo per acquisire una quota iniziale del 70%,  del capitale di Wilderness Trail Distillery, con l’impegno a rilevare nel 2031 la restante quota del 30%. Un’operazione monstre dal valore complessivo di 600 milioni di USD che porterà il segmento del bourbon ad essere ancora più centrale nel business di Campari, che diventerà il secondo asse di sviluppo dopo gli aperitivi.

Tequila boom! Nel giorno in cui cade il blu monday, l’imperativo categorico ci riporta ai fasti di quel famoso drink Tequila bum bum che almeno una volta tutti abbiamo assaggiato nella nostra vita. Un cielo sempre più Agave Blu per brindare la crescita degli spirits a base di Agave che nel 2020 ha fatto registrare tassi importanti.

Un passo in avanti e due indietro, a causa della sua natura ambigua e troppo spesso collegata ad ambienti criminali. Legale in alcune parti del mondo, condannata in altre e in stand-by ancora altrove, in attesa di concludere un procedimento legislativo che sembra ben lontano dalla fine. Apprezzata o meno, la cannabis, il suo contenuto non psicotropo e i suoi derivati restano sotto la lente d’ingrandimento dell’industria alimentare di tutto il mondo.

Calorie negative. Che già se ci si riflette, qualche antenna si drizza soprattutto nei tempi della smania per tutto ciò che è healthy. I cibi etichettati come a calorie negative sono quelli che contengono meno calorie di quante non se ne brucino assumendoli e digerendoli. Una specie di Sacro Graal dei dietisti incalliti, una Mecca per gli habituè dello spuntino di mezzanotte. Entusiasmo alle stelle, guardatevi, ma datevi il tempo di scorrere la lista dei partecipanti: mango e mela, d’accordo, ma poi rapa, asparago, cetriolo. Bene, ma non benissimo. Tanto bistrattato, eppure uno degli ingredienti si è fatto spazio nella storia e nella cultura enogastronomica del mondo, fino a ritagliarsi un posticino di nicchia nella mixology che di questi tempi lo sta riconfermando.

Nel 2015 l’export Italiano di prodotti agroalimentari e bevande negli USA e’ cresciuto del +22.2% in valore rispetto al 2014, passando da 3,23 miliardi di Euro a 3,96 miliardi. Il dato dei primi quattro mesi del 2016 conferma il trend di crescita per le esportazioni Italiane con un aumento del +5.8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.