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Lorenzo Dabove (in arte Kuaska), il più grande esperto di birre artigianali in Italia, ha condotto per conto di Beverfood.com un’ampia panoramica sui microbirrifici emergenti in Italia dal 2008 al 2018, intervistando i titolari/fondatori di ciascun Birrificio. Questo articolo è dedicato al birrificio Extraomnes di Marnate (VA) con una intervista al fondatore Luigi D’Amelio, alias Schigi (www.extraomnes.com)

 

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Luigi D’Amelio, alias Schigi, si considera mio fratello minore e non perde mai l’occasione di citarmi come guida spirituale e materiale dei suoi primi viaggi in Belgio, paese che lo ha fortemente segnato tanto che nel birrificio Extraomnes di Marnate, nato nel 2010, per pochi chilometri in provincia di Varese e non di Milano, campeggiano le bandiere delle Fiandre, leone nero in campo giallo e quella delle Fiandre Orientali, leone nero in campo bianco-verde e molte delle loro birre hanno nomi in lingua fiamminga. Schigi ha trasfe- rito nel progetto del birrificio, di proprietà della fabbrica di caffè El Mundo, tutta la sua inventiva e intelligenza. Ed ecco nascere un nome originale e azzeccato (Extraomnes), un logo ed etichette subito riconoscibili (il Cave Canem di Pompei), l’esclusivo utilizzo di bottiglie da 33cl (i primi a puntarci e subito copiati da tanti altri) e una serie di birre che gli hanno valso la vittoria come Birraio dell’Anno 2013 e, da allora, la presenza costante tra i primi cinque finalisti.
Mi fermo qua e lascio la parola al mio arguto, caro amico.

Come e perché avete iniziato la vostra avventura.

Ho cominciato veramente per caso, facevo tutt’altro ma avevo una grande passione per la birra, sviluppata in viaggi soprattutto in Belgio grazie al mio fraterno amico Kuaska. Tenevo anche dei corsi di degustazione durante i quali ho conosciuto le persone che mi hanno stimolato a cominciare questa avventura, in produzione.

Quali birre/birrai/birrifici, sia italiani che stranieri, sono stati la vostra fonte d’ispirazione?

Direi molti birrifici del Belgio, sia i classiconi trappisti o Dupont, ma soprattutto il Belgio più moderno che cominciava a smentire la nomea delle birre belghe dolci usando sapientemente i loro grandi lieviti e cominciando ad utilizzare i luppoli, anche americani: De Ranke, Rulles, Brasserie de La Senne e soprattutto De Dolle, Kris Herteleer è per me non tanto un punto di riferimento quanto un mito.

 

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Differenze, nel bene e nel male, tra l’epoca della vostra partenza e quella attuale con particolare riferimento all’aria che tirava e che tira oggi.

Sono passati meno di dieci anni ma per la birra artigianale come si sa è un’era geologica. Noi siamo stati i primi ad esempio ad usare la bottiglia da 33 cl mentre il mercato era monopolizzato dal formato più grande. Ora si va verso la lattina…

All’epoca c’era più la ricerca di uno stile italiano… o un seguire gli stili classici, ora si va verso la ricerca dello stupore del cliente.

Avete qualche sassolino nelle scarpe?

Mi dispiace che molti birrifici anche di tradizione cadano velocemente nella trappola dell’hype e nel seguire le mode invece di crearle.

Cosa vi fa andare avanti e quali sono le prospettive future?

Facile dire la passione… ma in realtà anche le soddisfazioni economiche e di crescita hanno la loro importanza. Io vedo un futuro roseo per i birrifici che hanno una loro precisa personalità e mantengono dritta la barra verso la qualità.

Una battuta per concludere: “Quale birra avreste voluto creare voi e che invidiate ai vostri colleghi, sia italiani che stranieri?”.

Io facendo alte fermentazioni invidio chi fa Pils di classe… direi che invidio la capostipite che inoltre rimane sempre la migliore: la Tipopils del BI di Agostino Arioli e la Xyauyù soprattutto nella versione Fumé che mi piace tantissimo di Teo!

+Info: www.extraomnes.com

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Rubrica Birrifici Emergenti 2008-2018 by Kuaska

No.3 London Dry Gin - nuova bottiglia - The Art of Perfection - esclusiva di Pallini

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